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Stop alle segnalazioni antiriciclaggio per gli illeciti tributari e societari – Ranieri Razzante su "Il Sole24Ore" del primo ottobre 2009

Versione pdf tratta dal "Il Sole24Ore"

L’attuale versione dello scudo fiscale, come le precedenti, presenta un richiamo agli adempimenti antiriciclaggio cui devono attenersi gli intermediari ed i professionisti che si trovano a far da tramite nelle operazioni di rientro di capitali. L’emendamento c.d. Fleres, infatti, vanifica solo in parte i presidi previsti dal decreto legislativo 231/07. Il primo periodo del quarto comma dell’art. 13-bis della legge 102/2009 (legge che ha convertito il D.L. 78/2009), rammenta: “L’effettivo pagamento dell’imposta…rende applicabili le disposizioni di cui all’art. 17 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, e successive modificazioni, nonché dal decreto legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73”. Con la tecnica del “richiamo” il legislatore ricorda che tutte le attività rimpatriate o regolarizzate (dal 15 settembre 2009) devono fare i conti con la normativa antiriciclaggio, fatte salve le eccezioni inserite, appunto, dall’emendamento in parola, nel terzo comma e nel secondo periodo dello stesso quarto comma dell’articolo in commento (l’emendamento Fleres amplierebbe, se approvato definitivamente dalla Camera, il numero dei reati per i quali è prevista l’esenzione dall’obbligo di segnalazione di operazione sospetta). Restano comunque in piedi tutti gli adempimenti antiriciclaggio per i capitali, rimpatriati o regolarizzati, che non costituiscano provento di reati tributati (artt. 2, 3, 4, 5 e 10, legge 74/2000) ovvero di reati societari (artt. 2621 e 2622 cod. civ.) o di falso (artt. 482, 483, 484, 485, 489, 490, 491, 491-bis e 492 cod. pen.).

Gli obblighi

Gli intermediari ed i professionisti che si trovano a prestare la propria attività in “operazioni di scudo”, quindi, sono tenuti al rispetto dei medesimi adempimenti antiriciclaggio cui si attengono per altro tipo di operazioni. Pochi dubbi, infatti, la lettera dell’art. 13-bis lascia per quel che riguarda le attività di identificazione, registrazione e segnalazione di operazioni sospette. Tutti questi adempimenti sono previsti dal D.lgs. 231/2007 così come lo erano dal decreto legge 143/1991 (richiamato dall’art. 17 del D.L. n.350/2001, menzionato nel primo periodo del quarto comma dell’art. 13-bis). L’identificazione è divenuta parte della c.d. adeguata verifica prevista dagli articoli 15 e seguenti D.lgs. 231. Gli intermediari finanziari e gli altri soggetti esercenti attività finanziaria di cui all’art. 11 del decreto legislativo antiriciclaggio, dunque, sono tenuti ad osservare gli obblighi di adeguata verifica quando instaurano un rapporto continuativo con il soggetto che ha deciso di rimpatriare o regolarizzare i propri capitali detenuti all’estero. Non si dovrà provvedere all’identificazione, naturalmente, nel caso in cui il soggetto-cliente sia stato già profilato in ragione, per esempio, della preesistenza di un rapporto contrattuale con l’intermediario cui si è presentata la dichiarazione riservata a meno che (come disposto dalla lettera “d”, primo comma, dell’art 15 D.lgs. 231/07) vi siano dubbi sulla veridicità a sull’adeguatezza dei dati precedentemente ottenuti ai fini dell’identificazione stessa. Anche i professionisti, come detto, devono attenersi agli obblighi di adeguata verifica, previsti specificamente dall’art. 16 del decreto legislativo 231. Stesso discorso vale per l’identificazione del titolare effettivo dei capitali. Se è vero che lo scudo prevede una riservatezza maggiore sui capitali che ne usufruiscono, allo stesso tempo questa riservatezza viene meno per quelle operazioni su cui la normativa antiriciclaggio continua ad impattare. Il sospetto che determinati capitali oggetto di rimpatrio siano il frutto di una rapina (per esempio), impone all’operatore finanziario o al professionista in ogni caso l’identificazione, la registrazione e la segnalazione alle Autorità competenti.

Le registrazioni

Per quel che concerne gli obblighi di registrazione, così come previsti dagli articoli 36 e seguenti D.lgs. 231/07 , non si pongono particolari problemi. I soggetti tenuti al rispetto della normativa antiriciclaggio conservano i documenti e registrano le informazioni che hanno acquisito per assolvere ai propri obblighi e per consentire alle Autorità di utilizzarle per qualsiasi indagine su eventuali operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Anche in questo caso la “riservatezza della dichiarazione riservata” è garantita dal fatto che i dati raccolti non sono accessibili da alcuno, fatti salvi i casi, già menzionati, che ne formano eccezione.

Le segnalazioni

Qualche problema in più sorge per quanto riguarda la segnalazione di operazione sospetta. L’emendamento Fleres dispone l’esclusione dell’obbligo previsto dall’articolo 41 d.lgs. 231/07 nel caso in cui i capitali scudati rivengano da reati tributari, di falso o societari (sopra elencati). A tal riguardo ci si deve intendere: o l’intermediario ovvero il professionista sono certi che i capitali scudati costituiscono il provento dei detti reati ed allora sono esenti dall’obbligo di segnalazione; o, segnalano, se non sono certi del tipo di reato a monte, ma sospettano comunque la provenienza illecita dei capitali. E’ d’uopo sottolineare che l’articolo 41 d.lgs. 231/07 richiede solo il sospetto della provenienza illecita dei capitali per la segnalazione e non richiede certo che l’intermediario (o il professionista) sappia esattamente da quale fattispecie di reato i capitali provengono. Su questo punto, evidentemente, ci si deve e ci si dovrà intendere. Considerate le sanzioni previste dal decreto 231, in molti casi, probabilmente, si continuerà a segnalare anche operazioni di scudo aventi ad oggetto capitali provenienti proprio da quei reati che si vuole “sanare”.

Ranieri Razzante